giovedì 14 dicembre 2017

Magagne e confessioni

Il libro di Nuno


E adesso svelerò qualche magagna e farò qualche confessione:
non sto lavorando molto in questo periodo. E nemmeno leggendo, a dir la verità. Insomma, mi ritrovo in un limbo perfettamente decentrato dai miei interessi, in cui faccio altro.
Prima di tutto la mamma.

Qui, nella ridente isoletta a cavallo tra Indonesia e Malesia, si oscilla tra i 29 e i 32 gradi e siamo nel pieno delle vacanze invernali. Il che vuol dire figlie a casa per ben 6 settimane prima dell'inizio del nuovo anno scolastico (inizio ufficiale - 2 gennaio).
Cosa si combina con due pargole costantemente attaccate alle gonnelle di mamma?
Be'... prima di tutto ci si gode il "freschetto", visto che le temperature medie nelle altre stagioni raggiungono i 34-36 gradi con umidità pari all'80%.
E poi facciamo compiti su compiti, addobbiamo alberelli di Natale, prepariamo feste per compleanni, partenze definitive di amici che ci mancheranno enormemente, cenoni natalizi.

In tutta questa frenesia, il tempo di pace che rimane per la scrittrice che è in me è ben esiguo. Diciamo nullo. E io, tra urla di bambine che litigano o che richiedono la mia attenzione in ogni momento, non sono in grado di pensare nemmeno a dove far sbattere la testa a uno solo dei miei personaggi, o di completare la lettura di mezza paginetta del libro in sosta sul lettore.
Anche adesso, nell'impresa di scrivere questi due paragrafi, sono stata interrotta senza esagerazione ogni 30-40 secondi per: trovare carta per disegnare, trovare l'astuccio che usavano ieri, e non l'altro in bella mostra sul tavolo, preparare il pranzo perché una delle due sta morendo di fame in anticipo, far uscire l'altra dalla doccia, passare la gomma da cancellare all'affamata...

Come si diceva, non sto producendo molto a livello di scrittura. E, tuttavia, dire che io non stia lavorando a un libro non è proprio esatto, perché in effetti sto creando un libro: un regalo per il primo compleanno di Nuno, un nostro amichetto. Ma, come vedete dalla foto in alto, non è proprio il genere in cui di solito mi diletto.
E adesso ammettiamolo: ragionando seriamente, non vi verrebbe da dire che guadagnerei molta più fama e fortuna buttandomi su questo filone "letterario"?

Tornando alle confessioni, ammetterò candidamente che anche le mie letture languiscono, e questo per colpa di Netflix. Perché la sera, invece di leggere, mi imbambolo a guardare serie su serie. A volte perdo solo tempo con filmacci di nessun interesse, solo per vedere come va a finire (ad esempio, la seconda stagione di Stranger things, una delusione rispetto alla prima), altre mi imbatto in piccoli gioiellini che ti tengono in tensione, ti fanno spremere il cervello per capire dove si vuole andare a parare e ti danno soddisfazione quando la storia si dipana in direzioni inaspettate. La storia che sto seguendo ora, ad esempio: Dark, serie tedesca (sottotitolata) che parla di tunnel temporali, filosofie Nietzschiane e Einsteiniane, omicidi brutali e storie personali intense.

Tuttavia, nonostante Netflix e le infatuazioni televisive del momento, che scrittrice sarei se non leggessi proprio niente niente? E infatti qualcosina c'è e sta procedendo. Lentamente, molto lentamente.
Si tratta del Decamerone di Boccaccio. Una lettura leggera leggera, direte voi con tono pungente. Eppure è proprio così!
Superato il primo impatto non proprio indolore con il linguaggio dell'introduzione, le novelle si lasciano leggere e godere con soddisfazione. Alcune le ho trovate esilaranti, altre indicative di un pensiero lontano e passato di cui tuttavia qualcosa permane nel nostro modo di pensare.
Tra tutte quelle che ho letto fino ad ora, mi ha fatto particolarmente simpatia quella del commerciante ebreo che ha un amico cristiano: una barzelletta, più che un racconto.
Il cristiano vuole convertire a ogni costo l'amico. L'ebreo esita, convinto della verità della sua fede, ma vinto dall'affetto e dalla persistenza dell'amico decide di andare a Roma a vedere il papa e la sua corte, per giudicare la bontà della fede cristiana con i suoi occhi, ma soprattutto per accontentare il suo amico. L'amico, in segreto, dispera, perché conosce la corruzione della curia ed è sicuro che l'amico ebreo tornerà a casa ancora meno incline alle cose della fede cristiana.
L'ebreo se ne va a Roma, constata tutta la bassezza degli uomini che si fanno chiamare di Dio, se ne torna in Francia da dove era partito e, contrariamente all'aspettativa di tutti, lettore compreso, si fa battezzare. L'amico, sorpreso, gli chiede cosa lo abbia convinto, se causa della sua conversione sia l'esempio dei preti romani. E l'ebreo risponde che a Roma ha trovato solo peccato e corruzione, ma che se nonostante la malvagità dei capi della Chiesa il cristianesimo ancora esiste e si diffonde per il mondo, allora deve essere vero: lo Spirito Santo opera per preservare la fede cristiana e quindi essa sola può essere la vera fede.

Per oggi chiudo qui.
Come avrete facilmente intuito, il blog continuerà a languire almeno fin dopo le feste. Portate pazienza.



sabato 2 dicembre 2017

La Roma dei romani antichi


Il ponte coperto di Pavia (costruito sui resti del ponte degli antichi romani)

Tanto tempo fa, quando ero ancora all'inizio delle mie ricerche sul VI secolo e sulla guerra gotica (535-552), mi imbattei negli accadimenti della calata in Italia dei franchi (539, anno più, anno meno).
Il quadro della situazione viene descritto molto bene da Procopio di Cesarea, il mio amato storico del VI secolo.
A quel tempo, gli abitanti di Milano avevano tradito i goti per aprire le porte ai romani e dichiararsi sudditi dell'imperatore Giustiniano. Naturalmente i goti non se ne stettero con le mani in mano e si recarono al gran galoppo a riprendersi la città, e tanto fecero che ne uscirono vittoriosi.
Certo, non si dimostrarono molto clementi con i traditori di Milano: massacrarono la popolazione maschile, diedero le donne agli alleati burgundi quale compenso per il loro aiuto e rasero praticamente al suolo la città, tanto che non ne rimase molto.
Da quello scontro entrambi gli eserciti uscirono piuttosto malconci: non solo lo schieramento sconfitto, ma anche i vincitori si ritrovarono notevolmente ridimensionati nei numeri.
Fu a questo punto che i franchi, i barbari più spietati d'Europa, già in contatto sia con i romani che con i goti per un eventuale intervento, col pretesto di venire in soccorso dei goti scesero in Italia dichiarandosi alleati, attraversarono gran parte dell'odierna Lombardia senza trovare ostacoli e, arrivati nei pressi del Ticino, travolsero le armate greco-romane e, non contenti, annientarono anche quelle gote, pensando così di conquistare con poca fatica territori che nessuno era in grado di difendere.
Alla fine, ai franchi non andò come avevano previsto, perché a causa delle malattie e della carestia, dopo aver perso un terzo del loro esercito, dovettero tornarsene a casa loro con la coda tra le gambe.

giovedì 16 novembre 2017

Raccolta natalizia: L'amore non crolla


Vi ricordate di Storie di gatti, la raccolta di racconti pubblicizzata qui a fianco, ideata da Serena Bianca De Matteis e i cui proventi andarono e vanno a tutt'oggi alla Croce Rossa Italiana per il sostegno e la ricostruzione dei comuni di Amatrice e Accumoli colpiti dal terremoto del 2016?

Adesso, sotto Natale, Serena e il suo branco ci propongono una nuova antologia, a soggetto natalizio.

Io, questa volta, non ho partecipato. Non per questo, tuttavia, mi sento fuori dal gruppo. E quindi, oltre a congratularmi per la nuova uscita (già disponibile in e-book e presto anche in cartaceo), mi affretto a comprare la mia copia e a consigliare a voi di fare altrettanto. Un'ottima opportunità per distribuire regali non solo ai nostri amici, ma anche per aiutare chi il terremoto lo ha vissuto e lo vive tutt'oggi, in paesi ancora martoriati dal ricordo e dai danni del cataclisma.

E, facendo la furbetta, copio e incollo dall'articolo di uno degli scrittori che hanno partecipato all'iniziativa, Daniele Imperi, l'indice dei racconti e tutti gli estremi del libro. So che il Signor Imperi mi perdonerà il plagio. Almeno spero...

Indice dei racconti

  1. “Lettera a Babbo Natale”, Anna Maria Scampone
  2. “Il giaciglio”, Paolo Cestarollo
  3. “Un giorno come un altro”, Silvia Algerino
  4. “Notte di Natale ad Arras”, Cristina M. Cavaliere
  5. “Pane a Natale”, Giuseppe De Micheli
  6. “L’albero della città del vento”, Daniele Imperi
  7. “Il Natale secondo mia madre”, Elena Grespan
  8. “Candido come la speranza”, Leonardo Magnani
  9. “La ginestra”, Giuliana Leone
  10. “L’ultimo Natale”, Tiziana Balestro
  11. “Babbo, la paura e i superpoteri”, Giampy Calibano
  12. “Il primo regalo di Natale”, Luicia Luisetto
  13. “Profumo di pane”, Giuseppina Ricci
  14. “La volpe di Borgo Faggio”, Velma J. Starling
  15. “Il guardiano della neve”, Nadia Banaudi
  16. “Babbo Natale sa di cioccolato”, Gloria Maria Magnolo
  17. “Zenzero”, Sandra Buttafava
  18. “Il pranzo di Natale” Rosa Oliveto
  19. “25 dicembre 2064”, Deborah Leonardi
  20. “Natale a Sante Marie”, Serena Bianca De Matteis
  21. “Te lo dice il cuore”, Valeria Lipoma

Estremi del libro

  • L’amore non crolla – Storie di Natale di AA.VV.
  • A cura di Serena Bianca De Matteis
  • Copertina di Elisa Riddo
  • Editing di Erica Baldaro e Stefania Crepaldi
  • 16 novembre 2017
  • Formato: Kindle e cartaceo
  • Prezzo ebook: 2,99 €
  • Prezzo cartaceo: 9,97 €
  • Sito di riferimento: Buck e il terremoto
  • Pagina di acquisto su Amazon

E, come dice lui, il signor Imperi, buona lettura!

Ma aspettate, stavo quasi dimenticando!
Storie di gatti e Buck e il terremoto parteciperanno a BookCity questo sabato: ore 18,30, Castello Sforzesco di Milano.
Se siete da quelle parti, fateci un salto in mia vece! Ci saranno la curatrice, gli autori, letture di testi scelti e chissà cos'altro!



venerdì 3 novembre 2017

Curiosità assortite di un tempo che fu

Evangelario porporato di Rossano, VI secolo

Una delle cose più divertenti del lavorare su racconti storici è documentarsi sulle piccole cose quotidiane del tempo che fu.

Ok, lo ammetto, non sono sempre rose e fiori. Di tanto in tanto, specialmente all'inizio delle ricerche, ci si può sentire scoraggiati dall'enorme mole di lavoro. Vite, date, tecniche di guerra, usi e costumi da riscoprire, da studiare, da far propri per riuscire poi a riutilizzarli in un contesto sensato e ragionevolmente verosimile. Non proprio un esercizio che si compie a occhi chiusi.
Ma poi, quando si riesce a entrare nel contesto e comprendere cosa muoveva la società e i desideri degli uomini, e si inizia a familiarizzare con gli eventi e i personaggi, ecco che arriva il secondo turno di documentazione, quello sulle piccole cose quotidiane. O almeno su quelle che erano quotidiane per loro, i personaggi della storia, ma non più per noi.
E qui inizia il divertimento vero.

lunedì 23 ottobre 2017

Egisto, il bambino allevato da una capra

Giove bambino e un fauno nutriti dalla capra Amaltea, Gian Lorenzo Bernini

Io non sono brava a scegliere i titoli.
I miei titoli non sono evocativi, non attraggono l'occhio, non tramortiscono alla prima sbirciata. Insomma, non sono brava a dare titoli.

Quando proposi alla Delos i miei lavori, la prima cosa che mi fu detta fu: "Cambiamo il titolo".
Io non sarò brava con i titoli, ma non ne sono nemmeno gelosa, e quindi non faccio storie: se c'è da cambiare, cambiamo.
Ma poi, per Il sangue degli infanti, mi fu proposto qualcosa che richiamava un peccato. Non ricordo esattamente come sarebbe dovuto essere, ma di sicuro c'era un riferimento a un marchio di peccato che io, tonta come sono, non riuscivo a ricollegare al romanzo.

Fino a quando, per caso, ho capito.