lunedì 12 giugno 2017

Favole e storia



Fin dall'inizio dei tempi le favole sono sempre state raccontate per intrattenere grandi e piccoli, per educare, per sublimare paure note e ignote, per trasmettere saggezza e regole di comportamento al loro pubblico.
Al giorno d'oggi esse sono considerate una letteratura per bambini, ma c'era una volta in cui la sottile distinzione tra favola e realtà non era poi così marcata e l'invenzione si trasformava in storia, mentre la storia diveniva mito, che altro non è che un frammento storico imbellettato di elementi fantastici.
Ma se da una parte siamo abituati a trovare elementi più che fantastici in testi ampiamente rielaborati dall'estro popolare come, ad esempio, accade nelle saghe, un poco meno ci aspettiamo di trovare dei racconti dal sapore fiabesco nelle cronache dichiaratamente storiche.

Tuttavia, nelle Guerre persiane di Procopio di Cesarea, il maggiore storico del VI secolo, non è impossibile trovare delle narrazioni che hanno tutta l'apparenza di fiabe popolari.
Un esempio: la storia della perla del re dei re persiano Peroz.

lunedì 5 giugno 2017

In vacanza



Tornati a casa in Italia per le vacanze estive, ci guardiamo intorno e ci chiediamo: da che parte andare? Ci sono tanti luoghi che vorrei vedere, visitare, esplorare. Luoghi in cui rintracciare gli scenari di battaglie o di vita quotidiana d'altri tempi.

Risaliamo per il Lazio, ci inerpichiamo per l'Umbria, arriviamo alle cascate delle Marmore. Non oltre, almeno per ora.
Per tutto il tempo, il mio pensiero vaga tra i campi di spighe chiare contro lo sfondo di colline scurite dai boschi estivi. E, per tutto il tempo, mi chiedo come sarebbe percorrere lo stesso tragitto a piedi, a passo di marcia in lunghe colonne chilometriche, con sandali chiodati ai piedi. Oppure al trotto, su un bel baio o un morello.
Poche parole, il rumore degli zoccoli nelle orecchie, magari qualche risata cameratesca dalle file più avanzate. La polvere sui vestiti, o la pioggia a picchiettare sugli elmi di ferro...

venerdì 2 giugno 2017

L'onore e la gloria - seconda parte


Oggi è il turno della seconda parte del racconto iniziato martedì scorso, L'onore e la gloria. 
Durante i primi decenni del VI secolo, l'Italia era una terra prospera. Un re goto vi governava con la benedizione dell'imperatore romano d'oriente. Ma alla morte del re goto la situazione politica degenerò in fretta. I nuovi imperatori iniziarono a coltivare il sogno di riunificare l'antico impero romano sotto le loro insegne e una serie di guerre furono inaugurate contro i regni barbarici d'occidente. In Italia, la guerra durò diciotto lunghi anni. I goti vennero infine sconfitti, ma sacche di ribelli continuarono a imperversare sulla penisola ancora per anni. Negli anni del 560, il conte Widin e i suoi goti furono gli ultimi a opporsi al governo romano d'oriente e ai suoi corrotti governanti, mandati per rimpinguare le casse dell'impero e le loro stesse tasche a scapito della popolazione italica.
Riassunto della puntata precedente: In una cascina dell'Italia settentrionale, il piccolo Teagnir, figlio dell'unno e della gota proprietari della tenuta e simpatizzanti dei ribelli, vede arrivare un funzionario romano con un manipolo di soldati per scorta. Nei loro capanni sono nascosti un gruppo di goti ribelli. Riusciranno, Teagnir e i suoi, a tenere nascosti i soldati goti ai loro nemici? 

Il padre parlava in goto ai soldati. La sua voce sembrava calma, ma lui sapeva che stava solo nascondendo la sua ira. Il goto lo parlava solo con sua madre e mai con nessun altro, nemmeno con lui. Doveva essere davvero esasperato dalla loro stupidità per rivolgersi a quei soldati nella loro lingua.

martedì 30 maggio 2017

L'onore e la gloria - prima parte

Unni

Perdonate il ritardo, ma tra ritorni a casa, malanni e ospedali, per non parlare di assenza di rete e altri guai, ci siamo ritrovati in ritardo su tutto.
In ogni caso,  ecco qui il racconto.
Per comodità lo leggeremo in due parti, una oggi e una il prossimo venerdì.
Ma basta chiacchiere. Ecco a voi:

L'onore e la gloria

Durante i primi decenni del VI secolo, l'Italia era una terra prospera. Un re goto vi governava con la benedizione dell'imperatore romano d'oriente. Ma alla morte del re goto la situazione politica degenerò in fretta. I nuovi imperatori iniziarono a coltivare il sogno di riunificare l'antico impero romano d'occidente sotto le loro insegne e una serie di guerre furono inaugurate contro i regni barbarici d'occidente. In Italia, la guerra durò diciotto lunghi anni. I goti vennero infine sconfitti, ma sacche di ribelli continuarono a imperversare sulla penisola ancora per anni. Negli anni del 560, il conte Widin e i suoi goti furono gli ultimi a opporsi al governo romano d'oriente e ai suoi corrotti governanti, mandati per rimpinguare le casse dell'impero e le loro stesse tasche a scapito della popolazione italica.

Le foglie dei platani salutavano il sole come fossero piccole manine che giocavano a imitare il volo delle farfalle: verde chiaro, verde scuro, verde chiaro, verde scuro...
Il bambino si alzò a sedere e guardò giù per la discesa erbosa, mentre si passava una mano sul capo per togliere le ultime spighette bionde tra i capelli. Gli altri erano corsi incontro ai cavalieri sulla strada in cerca di notizie dalla città. Ma lui non voleva sapere cosa succedeva altrove. Non aveva simpatia per i soldati. Non sopportava il loro modo di guardare lui, o sua sorella.

venerdì 26 maggio 2017

Storie di gatti: adesso su Amazon

Mačka

Di storie di gatti da raccontare ne avrei molte.

Potrei raccontare quella del gatto di Canterbury, che ogni volta che il vecchio sacerdote della cattedrale andava a prendere il sole nel parco a ridosso del canale, arrivava e gli saltava in grembo, si accoccolava e rimaneva così, a godere del sole e delle carezze, fino a quando le ombre del pomeriggio si facevano lunghe.

Potrei raccontare di gatto Silvestro, che mi veniva incontro sulla soglia e si arrampicava su di me come fossi un albero, per poi restare appostato tra i miei capelli, a controllare la situazione dall'alto.

Oppure di gatto Leo, che amava infilarsi sotto il mio maglione e addormentarsi al calduccio, mentre io leggevo o semplicemente chiacchieravo.

Potrei raccontare di Mačka, la gattina che, ormai più di venti anni fa, ci cascò tra le braccia.

Mačka in lingua serba e croata vuol dire gatta, e forse anche quel suo nome straniero, coniato sul linguaggio di popoli da sempre decisi e tenaci e un po' barbari, le ha plasmato il carattere.

Malaticcia, scacciata dalla cucciolata a tre settimane appena, lei ha subito capito che l'unica possibilità che aveva per cavarsela era trovare un padrone. Aveva l'influenza, gli acari, la dissenteria, la tigna. Brutta, con gli occhietti chiusi dalle secrezioni, senza peli e con la pelle nera e rugosa: è così che la ricordo nelle prime settimane. Naturalmente, per solidarietà, la tigna la presi anch'io. E perché non si dica che i gatti non siano generosi, lei a sua volta la volle riprendere. E così via, fino a quando anche la tigna si stancò di saltare da una pelle all'altra e ci abbandonò entrambe.

Mačka amava giocare. Ma i suoi giochi non erano quelli soliti dei cuccioli. Erano quelli del cacciatore. Si appostava dietro agli angoli ciechi del corridoio e quando passavi vicino ti assaliva e ti mordeva nelle parti più delicate. Per giocare. Ma i graffi, quelli restavano belli profondi sulle carni.

Oppure ti avvertiva: guarda che ti acchiappo! E allora, dopo averti minacciato con uno dei suoi drizzamenti di pelo più maestosi, partiva una gara di rincorse e fughe, in cui si faceva a turno a fare la parte di chi scappava. Finiva immancabilmente per nascondersi nel bagno, nella vasca. E immancabilmente il mio ragazzo d'allora, che è poi il marito di oggi, la scovava e si vendicava di tutti i morsi alle caviglie nel modo più crudele: innaffiarla col getto della doccia.

Mačka ha una buona memoria. Mačka non dimentica. E così, ogni volta che il suo acerrimo nemico entrava in casa, lo seguiva con circospezione, ma tenendosi cautamente a distanza, scrutando i suoi movimenti sospetti e ringhiando come una tigre feroce appena lo vedeva sconfinare nel suo spazio di sicurezza, quando andava bene. Azzannandolo senza pietà in tutti gli altri casi.

Mačka era anche premurosa con la sua famiglia. Quando mia madre si sdraiava sul letto per uno dei suoi malanni, lei le saltava accanto e le riscaldava i piedi.

Seguiva diligentemente i miei studi, facendo da segnalibro. Ma mi ricordava anche che nella vita non c'è solo il lavoro e mi invitava a giocare. Certo, quei suoi giochi da predatore, che puntualmente si trasformavano in lotte accanite in cui io sola uscivo ammaccata.

Mačka, oggi, ha 21 anni. Vive ancora nella casa di mia madre, quella in cui è voluta entrare a tutti i costi. È ancora la regina della sedia morbida, e continua a ringhiare a mio marito quando lui entra in casa. Cammina storta, non vede bene, non sente. Eppure è sempre il felino testardo che non si arrende mai, nemmeno ai suoi anni, nemmeno alla morte.


Stacchetto Pubblicitario


Finalmente è uscita l'antologia Storie di gatti, a cura di Serena Bianca De Matteis. 
Disponibile in formato mobi e da lunedì prossimo anche in cartaceo.

Non troverete la mia Mačka nel volumetto, ma storie di tanti gatti pronti ad aiutare i loro amici umani in difficoltà. 
Se mi promettete di darci uno sguardo, io vi prometterò di non infilare stacchetti pubblicitari in giro almeno almeno fino al prossimo lavoro pubblicato. Promesso.