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giovedì 11 gennaio 2018

Addio alle armi, di Ernest Hemingway

Hemingway a 19 anni, a Milano nel 1918. Preso da Wikipedia

Il desiderio di leggere Addio alle armi è nato durante una delle numerose cene di Natale dell'ultimo periodo.

Immaginatevi la scena: intorno a una tavola imbandita a festa, tre coppie di amici festeggiano. In sottofondo gli schiamazzi allegri dei bambini, lasciati a loro stessi in un cantuccio della sala. D'un tratto, la conversazione piuttosto leggera passa di bocca in bocca fino a raggiungere un amico olandese nato a Singapore, cresciuto in Canada, sposato in Spagna e tornato a Singapore. Lui racconta di suo padre ormai ultra ottantenne e della sua ossessione per i ricordi legati alla guerra. L'anziano signore ama far partecipe i suoi cari delle memorie di quei giorni lontani. Per ore, ogni volta che la famiglia del figlio va a trovarlo, costringe la nipotina a sorbirsi gli stessi racconti, tanto che il nostro amico spesso si vede costretto a chiedergli di cambiare argomento, di raccontare, ad esempio, dei suoi viaggi in mare, quando, dopo la guerra, faceva da capitano a una imbarcazione mercantile.
Di solito, racconta il nostro amico, l'invito viene accolto con una risatina apologetica: "Dai, lasciami finire. Del resto è stata l'avventura più grande della mia vita".

Alla battuta finale, che il mio amico racconta con un sorriso indulgente, io rimango pensierosa. Decido allora di raccontare la mia esperienza di figlia di soldato semplice della seconda guerra mondiale.

sabato 2 dicembre 2017

La Roma dei romani antichi


Il ponte coperto di Pavia (costruito sui resti del ponte degli antichi romani)

Tanto tempo fa, quando ero ancora all'inizio delle mie ricerche sul VI secolo e sulla guerra gotica (535-552), mi imbattei negli accadimenti della calata in Italia dei franchi (539, anno più, anno meno).
Il quadro della situazione viene descritto molto bene da Procopio di Cesarea, il mio amato storico del VI secolo.
A quel tempo, gli abitanti di Milano avevano tradito i goti per aprire le porte ai romani e dichiararsi sudditi dell'imperatore Giustiniano. Naturalmente i goti non se ne stettero con le mani in mano e si recarono al gran galoppo a riprendersi la città, e tanto fecero che ne uscirono vittoriosi.
Certo, non si dimostrarono molto clementi con i traditori di Milano: massacrarono la popolazione maschile, diedero le donne agli alleati burgundi quale compenso per il loro aiuto e rasero praticamente al suolo la città, tanto che non ne rimase molto.
Da quello scontro entrambi gli eserciti uscirono piuttosto malconci: non solo lo schieramento sconfitto, ma anche i vincitori si ritrovarono notevolmente ridimensionati nei numeri.
Fu a questo punto che i franchi, i barbari più spietati d'Europa, già in contatto sia con i romani che con i goti per un eventuale intervento, col pretesto di venire in soccorso dei goti scesero in Italia dichiarandosi alleati, attraversarono gran parte dell'odierna Lombardia senza trovare ostacoli e, arrivati nei pressi del Ticino, travolsero le armate greco-romane e, non contenti, annientarono anche quelle gote, pensando così di conquistare con poca fatica territori che nessuno era in grado di difendere.
Alla fine, ai franchi non andò come avevano previsto, perché a causa delle malattie e della carestia, dopo aver perso un terzo del loro esercito, dovettero tornarsene a casa loro con la coda tra le gambe.

lunedì 23 ottobre 2017

Egisto, il bambino allevato da una capra

Giove bambino e un fauno nutriti dalla capra Amaltea, Gian Lorenzo Bernini

Io non sono brava a scegliere i titoli.
I miei titoli non sono evocativi, non attraggono l'occhio, non tramortiscono alla prima sbirciata. Insomma, non sono brava a dare titoli.

Quando proposi alla Delos i miei lavori, la prima cosa che mi fu detta fu: "Cambiamo il titolo".
Io non sarò brava con i titoli, ma non ne sono nemmeno gelosa, e quindi non faccio storie: se c'è da cambiare, cambiamo.
Ma poi, per Il sangue degli infanti, mi fu proposto qualcosa che richiamava un peccato. Non ricordo esattamente come sarebbe dovuto essere, ma di sicuro c'era un riferimento a un marchio di peccato che io, tonta come sono, non riuscivo a ricollegare al romanzo.

Fino a quando, per caso, ho capito.

mercoledì 6 settembre 2017

Ariani goti contro cristiani romani


Vi avevo detto che sarei tornata a parlare di Ravenna, o no?
E oggi ci ritorno pensando a un paio di edifici tirati su proprio durante il regno di Teodorico il grande (493-526) ad uso e consumo dei suoi barbari: la chiesa in origine ariana dello Spirito Santo ma, soprattutto, il battistero ariano.

La chiesa dello Spirito Santo è tutt'oggi in uso, ma non ospita più come faceva in principio le celebrazioni di rito ariano, una fede cristiana eretica molto in voga nei primi secoli del cristianesimo. Oggi vi si celebrano le messe di rito ortodosso.

Il battistero, invece, è semplicemente destinato alle orde di turisti che vi capitano per sbaglio e per chi non conosce la storia del periodo in cui è stato eretto passa per un battistero qualunque, più semplice e per lo più scopiazzato dal battistero neoniano (fine IV - inizi V secolo), anche se meglio conservato, visto che i volti del mosaico nel battistero neoniano furono rifatti nel XVIII secolo. E si nota, visto i pizzetti alla Dartagnan del Cristo e persino della personificazione del fiume Giordano.

E qui urge una spiegazione. Cosa era il culto ariano professato dai goti e come si distingueva da quello cristiano praticato dai romani?

giovedì 17 agosto 2017

Ultima tappa della vacanza italiana: Ravenna



Ravenna, capitale dell'impero romano d'occidente e, per qualche decennio, anche del regno goto in Italia.
Ravenna, affascinante per la sua posizione, con tutta quella campagna colorata che le si stende ai suoi piedi. Un tempo il mare la lambiva, oggi è accoccolata su una pianura talmente piatta che si potrebbero scorgere gli eserciti marciarci sopra a chilometri e chilometri di distanza. E a me, nata e cresciuta contemplando lo sfondo delle colline laziali, fa un certo effetto ritrovarmi in questo mare biondo e verde all'apparenza sconfinato.

E poi i mosaici di Ravenna!

martedì 8 agosto 2017

L'albero dagli sbuffi di petali



Ci sono dei luoghi che colpiscono per una loro insolita posizione, una prospettiva bizzarra, colori particolarmente vividi o, al contrario, esasperatamente cupi. In questi luoghi succede qualcosa di misterioso. Ci si sofferma quasi incantati dalle loro suggestioni, ma anche dalle storie che ci raccontano.

Dietro la scuola di mia figlia grande c'è un luogo del genere. O forse è esagerato chiamarlo luogo, perché non è un vero e proprio spazio. Si tratta di un semplice albero, piccolino, solo soletto a stagliarsi contro una vegetazione scura e rigogliosa.

No, non vi voltate a guardare alle spalle di colui che ha scattato la foto, che poi è l'autrice stessa, perché il paesaggio dall'altra parte non è affatto edificante.




Siamo pur sempre nel centro di Singapore, un'isoletta super edificata, anche se con criterio. Un'urbanistica ragionata, che tuttavia non riesce a superare importanti problemi, primo tra tutti l'inquinamento acustico di cui io sento particolarmente il peso.
Eppure, sebbene nel centro rumoroso della città trafficata, questo piccolo spazio mantiene una sua dimensione calmante per me, quasi magica.

Ogni giorno, all'ora dell'uscita di scuola della figlia grande, io e la figlia piccola ci sediamo davanti al minuto alberello, allegro e gioioso come tutti i giovani virgulti riescono ad essere. Stiamo lì, a salutarci, noi con le nostre sciocche domande sul come se la passa con questo caldo, e lui con i suoi allegri sbuffi di foglie simili a petali verdini contro il cupo del fogliame della vegetazione che nasconde il cimitero.

Sì, perché dovete sapere che là dietro, dove i muretti si alzano e la terra scoperta diventa melmosa appena piove, c'è il cimitero malesiano di Singapore. E, un po' più in là, anche quello arabo.
Io, a dire la verità, non saprei dire quale sia l'uno e quale l'altro. E non saprei nemmeno dire da quanti decenni nessuno vi viene più sepolto, o come si faccia a riconoscere le differenze tra tombe arabe e tombe malesiane.

Eppure non sono le tombe senza nome e senza tempo immerse nel verde a stuzzicare la mia fantasia.

Quel piccolo alberello dagli sbuffi di foglie verdine, è lui il protagonista delle mie ispirazioni.

E non cercherò di nasconderlo, è da un po' che cerco di infilarlo in qualche storia. Ma siccome sarebbe sprecato fargli fare la parte della comparsa, bisognerà provare a dargli almeno un ruolo da co-protagonista.

Vedremo...



martedì 18 luglio 2017

Ricordando le vacanze: Spoleto



Non vorrei trasformare il blog in un diario di viaggio, ma della scorsa vacanza italiana mi sono rimasti nel cuore dei posti magici, luoghi in cui ho respirato la bellezza e il fascino delle epoche passate talmente a fondo da voler continuare a tornarci sopra per non perdere le impressioni che mi hanno lasciato.

Spoleto è stata uno di questi luoghi.

A Spoleto ci ero già stata: l'anno scorso, in una visita di mezza giornata in cui abbiamo visto poco e niente. Colpa della nostra scarsa organizzazione, ma anche della chiusura delle basiliche.
E poi ricordo una visita anni or sono, a cantare col coretto di allora musiche sacre e profane per non ricordo quale edizione del Festival dei Due Mondi. Di quella esperienza mi è rimasta l'immagine di gruppo della buona compagnia e il ristorantino in cui abbiamo gozzovigliato, oltre al riverbero di una stonatura epocale, la sera del concerto.

Della visita di questa estate ricorderò per sempre la rocca e la sua esposizione.

venerdì 30 giugno 2017

A casa

Mosaico di una bottega di Lucus Feroniae. Notate le sfumature!

Siamo tornati a casa, nella calorosa isoletta di Singapore, e già mi sento l'acqua alla gola: revisioni da fare, post da scrivere, foto da riordinare, case da pulire, compiti delle pargole da seguire...

Possibile che la giornata di una mamma scrittrice durino così poco?

Cerco a fatica di riadattarmi al fuso orario, ai virus locali, ai cibi asiatici, al caldo umido, e già sento la mancanza dei luoghi visitati in questa lunga vacanza italiana.
Ma la cosa bella è che me la sono davvero goduta, la mia Italia, questa volta. E l'ho anche ben registrata, a testimonianza delle cose belle che ho fatto. Ho mille fotografie da catalogare e mille pensieri da riordinare.

Ad esempio, a farmi compagnia in questo momento ho vividi nella mente i mosaici dei negozietti del forum di Lucus Feroniae, lasciati a cielo aperto per il visitatore occasionale. Il più bello, secondo me, è quello che vi ho mostrato all'inizio. E altri ancora ce ne sono, nascosti sotto i teli e invisibili agli occhi del profano.

lunedì 20 marzo 2017

Il bosco maledetto: Myasnoy bor



Qualche tempo fa, vi avevo accennato agli spunti che avevano dato il via alla pianificazione del racconto Arriva il crepuscolo, quello che compare qui nella colonna a destra, sotto la foto del basilico.

All'epoca avevo fugacemente parlato della foresta ispiratrice, piazzandola da qualche parte in Ucraina: informazione imprecisa, perché ricontrollando mi sono resa conto che l'ameno boschetto si trova invece nella zona di Novgorod, in pieno territorio russo. Nonostante l'informazione inesatta, di cui mi scuso, il feroce confronto che per mesi ha visto contrapposti l'esercito tedesco e quello russo nelle paludi di Myasnoy bor, durante la seconda guerra mondiale, quella è tutta storia vera. Il numero dei caduti fu enorme, talmente alto che il cimitero militare nato per raccoglierne i resti continua a vederne crescere il conto a tutt'oggi.