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giovedì 11 gennaio 2018

Addio alle armi, di Ernest Hemingway

Hemingway a 19 anni, a Milano nel 1918. Preso da Wikipedia

Il desiderio di leggere Addio alle armi è nato durante una delle numerose cene di Natale dell'ultimo periodo.

Immaginatevi la scena: intorno a una tavola imbandita a festa, tre coppie di amici festeggiano. In sottofondo gli schiamazzi allegri dei bambini, lasciati a loro stessi in un cantuccio della sala. D'un tratto, la conversazione piuttosto leggera passa di bocca in bocca fino a raggiungere un amico olandese nato a Singapore, cresciuto in Canada, sposato in Spagna e tornato a Singapore. Lui racconta di suo padre ormai ultra ottantenne e della sua ossessione per i ricordi legati alla guerra. L'anziano signore ama far partecipe i suoi cari delle memorie di quei giorni lontani. Per ore, ogni volta che la famiglia del figlio va a trovarlo, costringe la nipotina a sorbirsi gli stessi racconti, tanto che il nostro amico spesso si vede costretto a chiedergli di cambiare argomento, di raccontare, ad esempio, dei suoi viaggi in mare, quando, dopo la guerra, faceva da capitano a una imbarcazione mercantile.
Di solito, racconta il nostro amico, l'invito viene accolto con una risatina apologetica: "Dai, lasciami finire. Del resto è stata l'avventura più grande della mia vita".

Alla battuta finale, che il mio amico racconta con un sorriso indulgente, io rimango pensierosa. Decido allora di raccontare la mia esperienza di figlia di soldato semplice della seconda guerra mondiale.

giovedì 14 dicembre 2017

Magagne e confessioni

Il libro di Nuno


E adesso svelerò qualche magagna e farò qualche confessione:
non sto lavorando molto in questo periodo. E nemmeno leggendo, a dir la verità. Insomma, mi ritrovo in un limbo perfettamente decentrato dai miei interessi, in cui faccio altro.
Prima di tutto la mamma.

Qui, nella ridente isoletta a cavallo tra Indonesia e Malesia, si oscilla tra i 29 e i 32 gradi e siamo nel pieno delle vacanze invernali. Il che vuol dire figlie a casa per ben 6 settimane prima dell'inizio del nuovo anno scolastico (inizio ufficiale - 2 gennaio).
Cosa si combina con due pargole costantemente attaccate alle gonnelle di mamma?
Be'... prima di tutto ci si gode il "freschetto", visto che le temperature medie nelle altre stagioni raggiungono i 34-36 gradi con umidità pari all'80%.
E poi facciamo compiti su compiti, addobbiamo alberelli di Natale, prepariamo feste per compleanni, partenze definitive di amici che ci mancheranno enormemente, cenoni natalizi.

In tutta questa frenesia, il tempo di pace che rimane per la scrittrice che è in me è ben esiguo. Diciamo nullo. E io, tra urla di bambine che litigano o che richiedono la mia attenzione in ogni momento, non sono in grado di pensare nemmeno a dove far sbattere la testa a uno solo dei miei personaggi, o di completare la lettura di mezza paginetta del libro in sosta sul lettore.
Anche adesso, nell'impresa di scrivere questi due paragrafi, sono stata interrotta senza esagerazione ogni 30-40 secondi per: trovare carta per disegnare, trovare l'astuccio che usavano ieri, e non l'altro in bella mostra sul tavolo, preparare il pranzo perché una delle due sta morendo di fame in anticipo, far uscire l'altra dalla doccia, passare la gomma da cancellare all'affamata...

Come si diceva, non sto producendo molto a livello di scrittura. E, tuttavia, dire che io non stia lavorando a un libro non è proprio esatto, perché in effetti sto creando un libro: un regalo per il primo compleanno di Nuno, un nostro amichetto. Ma, come vedete dalla foto in alto, non è proprio il genere in cui di solito mi diletto.
E adesso ammettiamolo: ragionando seriamente, non vi verrebbe da dire che guadagnerei molta più fama e fortuna buttandomi su questo filone "letterario"?

Tornando alle confessioni, ammetterò candidamente che anche le mie letture languiscono, e questo per colpa di Netflix. Perché la sera, invece di leggere, mi imbambolo a guardare serie su serie. A volte perdo solo tempo con filmacci di nessun interesse, solo per vedere come va a finire (ad esempio, la seconda stagione di Stranger things, una delusione rispetto alla prima), altre mi imbatto in piccoli gioiellini che ti tengono in tensione, ti fanno spremere il cervello per capire dove si vuole andare a parare e ti danno soddisfazione quando la storia si dipana in direzioni inaspettate. La storia che sto seguendo ora, ad esempio: Dark, serie tedesca (sottotitolata) che parla di tunnel temporali, filosofie Nietzschiane e Einsteiniane, omicidi brutali e storie personali intense.

Tuttavia, nonostante Netflix e le infatuazioni televisive del momento, che scrittrice sarei se non leggessi proprio niente niente? E infatti qualcosina c'è e sta procedendo. Lentamente, molto lentamente.
Si tratta del Decamerone di Boccaccio. Una lettura leggera leggera, direte voi con tono pungente. Eppure è proprio così!
Superato il primo impatto non proprio indolore con il linguaggio dell'introduzione, le novelle si lasciano leggere e godere con soddisfazione. Alcune le ho trovate esilaranti, altre indicative di un pensiero lontano e passato di cui tuttavia qualcosa permane nel nostro modo di pensare.
Tra tutte quelle che ho letto fino ad ora, mi ha fatto particolarmente simpatia quella del commerciante ebreo che ha un amico cristiano: una barzelletta, più che un racconto.
Il cristiano vuole convertire a ogni costo l'amico. L'ebreo esita, convinto della verità della sua fede, ma vinto dall'affetto e dalla persistenza dell'amico decide di andare a Roma a vedere il papa e la sua corte, per giudicare la bontà della fede cristiana con i suoi occhi, ma soprattutto per accontentare il suo amico. L'amico, in segreto, dispera, perché conosce la corruzione della curia ed è sicuro che l'amico ebreo tornerà a casa ancora meno incline alle cose della fede cristiana.
L'ebreo se ne va a Roma, constata tutta la bassezza degli uomini che si fanno chiamare di Dio, se ne torna in Francia da dove era partito e, contrariamente all'aspettativa di tutti, lettore compreso, si fa battezzare. L'amico, sorpreso, gli chiede cosa lo abbia convinto, se causa della sua conversione sia l'esempio dei preti romani. E l'ebreo risponde che a Roma ha trovato solo peccato e corruzione, ma che se nonostante la malvagità dei capi della Chiesa il cristianesimo ancora esiste e si diffonde per il mondo, allora deve essere vero: lo Spirito Santo opera per preservare la fede cristiana e quindi essa sola può essere la vera fede.

Per oggi chiudo qui.
Come avrete facilmente intuito, il blog continuerà a languire almeno fin dopo le feste. Portate pazienza.



giovedì 12 ottobre 2017

Letture sparse

Prima edizione de L'alfiere di Carlo Alianello

In questo periodo di intenso lavorio mentale, ma anche fisico, mi ritrovo a guardare i libri che continuano a cicciare sui miei scaffali o sul mio lettore e mi chiedo quando mai avrò il tempo - o la voglia - di leggerli.
Pessima china, quella che la pigrizia mi induce a seguire.
Perché, se è vero che qualcuno suggerisce di non leggere durante il lavoro di prima stesura per non lasciarsi influenzare dallo stile altrui (Robert Masello, Robert's Rules of Writing, Rule 14), è anche vero che se limito le mie letture, limito anche la mia scrittura: le idee scemano, le parole si appiattiscono e il testo non riesce a vestirsi delle sfumature che invece io tento di dargli.

E così, proprio nel mezzo della stesura di una nuova avventura del ragazzo dall'occhio cieco, il protagonista de Il sangue degli infanti, mi sono fermata un momento. Arenata, se vogliamo.

mercoledì 30 agosto 2017

La casa sull'abisso

La casa sull'abisso
Ogni tanto torno a interrogarmi su quale sia la formula vincente per scrivere un buon horror. E ogni tanto mi tuffo nella lettura di qualche antico sperimentatore del genere, tanto per capirne i trucchetti, e magari riutilizzarli a modo mio.
Non che io mi definisca scrittrice horror, al contrario. Tuttavia qualche volta gli spunti ti saltano alle spalle da soli (vedi il Myasnoy bor che poi ha dato il via alla scrittura di Arriva il crepuscolo) e allora sapere come sfruttarli al meglio diventa necessario.

Così, l'altra notte, nonostante le interruzioni di una bambina sconvolta dagli incubi e un marito particolarmente in vena di chiacchiere, sono finalmente riuscita a finire un piccolo romanzetto che pare abbia avuto grande risonanza sull'opera di H. P. Lovecraft e, in particolare, sui suoi miti di Cthulhu: La casa sull'abisso di William Hope Hodgson.

Non posso dire di essere uscita dall'esperienza particolarmente illuminata e, se non avessi letto in precedenza le avventure del suo detective del soprannaturale Carnacki, credo che avrei classificato W. H. Hodgson come incompatibile con i miei gusti. Del resto richiama parecchio alla mente H. P. Lovecraft, o almeno le impressioni che ne ebbi quando lo lessi. Non mi ripudiate, adesso, se vi confesso che quelle impressioni non furono tra le più esaltanti.

In soldoni, qui di seguito la trama de La casa sull'abisso.

mercoledì 26 luglio 2017

I classici e il puro divertimento della lettura

Preso da Sabin Boykinov, deviantart.com. Riferimento al Mare d'Erba di Hyperion, Dan Simmons

Come ormai è chiaro, non riesco a mantener fede al proposito di pubblicare almeno due post a settimana. Anzi, ancor peggio: ormai non riesco nemmeno più a rispettare l'appuntamento del giorno fisso!

Purtroppo è la solita questione del tempo: non si riesce mai a organizzarlo come si vorrebbe, troppe variabili a influenzare il normale svolgimento della giornata. E non che non mi ci metta di buona volontà. Niente distrazioni sul web, niente chiacchierate tra amici e parenti durante le ore di lavoro, pochi, anzi, pochissimi blog da seguire.

Uno di questi ultimi è Strategie evolutive, di Davide Mana. E vi parlo oggi proprio di lui a causa di questo bel post di qualche tempo fa: Leggere un classico durante le vacanze estive.
Davide Mana ci spiega perché secondo lui vale la pena di leggere i classici.
Leggere dei classici ci aiuta a tenere a bada il cosiddetto analfabetismo culturale, che non significa non capire ciò che si legge, ma non cogliere i riferimenti annidati in ciò che si legge.

venerdì 19 maggio 2017

L'anno delle code di cavallo


Come vi avevo detto lo scorso lunedì, eccomi qui, nel tentativo di incrementare la frequenza delle nostre chiacchierate.
E quale modo migliore di farlo se non quello di prepararsi al fine settimana parlando di letture?

Tempo fa, in un altro post, vi raccontavo della differenza tra fisionomia iranica e fisionomia mongolica e vi citavo un brano di R.F. Tapsell tratto da L'anno delle code di cavallo.
Che detto così non fa molta impressione. Anzi, fa quasi sorridere, perché se almeno da noi, in quest'isoletta sperduta tra Malesia e Indonesia, l'anno del cavallo ha un senso per il calendario cinese, l'anno delle code di cavallo potrebbe far pensare a una commedia non troppo brillante.

Eppure, The year of the horsetails non ha nulla di comico. Anzi, si tratta di un bel romanzo storico a cui sono molto affezionata, nonostante tutti i suoi piccoli difetti.

Da dove iniziamo? Dai suoi difetti o dai suoi pregi?
Ma no, iniziamo dalle origini delle mie simpatie.

lunedì 27 marzo 2017

L'accordo del diavolo di Luigi Sorrenti

 
Copertina

Ecco, volevo parlare di questo libro solo per poterne mettere in bella mostra la copertina. Non la trovate stupenda, con questo rosso prepotente a delineare l'orizzonte?

Questo è un romanzetto che presi per due spiccioli su Amazon in tempo di offerte. Cosa mi attrasse? Sembrerà strano, ma non me lo ricordo più. Forse proprio la copertina, chi lo sa?

Tuttavia non posso dire di essermi pentita dell'investimento di quei pochi spiccioli. Certo, non è un'opera priva di difetti. A volte l'autore usa frasi che sanno di già sentito, altre si ha come l'impressione che ci stia mettendo un po' troppo a chiudere il giro di frase, e più di una volta mi è venuto il sospetto che con la mano sapiente di un buon editor, o almeno di uno migliore, il testo avrebbe potuto davvero fiorire, eppure...

Eppure val la pena parlarne.

lunedì 13 marzo 2017

Il primo blog non si scorda mai


Tanto tempo fa, avevo un blog. Era davvero tanto, ma tanto tempo fa, quando ancora non credevo che un giorno sarei arrivata davvero a scrivere.
Tuttavia, era un blog che con la scrittura in qualche modo c'entrava, perché ero io che parlavo delle mie letture. O meglio, era lui, il blog, che parlava di me come lettrice. 

La botola segreta sotto il sofà: questo era il suo nome.
Un nome assurdo secondo mio marito; un nome con molti significati, nelle mie intenzioni.