martedì 4 luglio 2017

Di comparse prepotenti e autrici sottomesse



C'è questa storia, la storia di O., nata da un'idea che sembrava degna di nota, ma che si è poi rivelata forse troppo scarna, o troppo pigra per sfolgorare al punto giusto. Non che non abbia una sua dignità, ma per ora non vuole concretizzarsi per il meglio e quindi, anche se a ottimo punto, rimane lì, a sonnecchiare.

Ma nessuna storia, per quanto difficile da manipolare o lenta a trovare il suo senso compiuto, è perduta o inutile al percorso di uno scrittore. Tutte, ma proprio tutte, offrono semi che, nella maggior parte dei casi, prima o poi fioriscono.

Ed infatti ecco che lei, la storia di O., prolifica già nel momento della sua prima stesura. Sorgono ombre, personaggi saltano fuori dal nulla e, sebbene io non abbia grande desiderio di farli emergere qui e ora, loro si impongono e sgomitano tra gli altri protagonisti per affermarsi in primo piano.

Ragazzi, faccio loro, state buonini. Non posso gestire il vostro ruolo adesso, devo pensare ad altro, al protagonista di O..

Ma loro non ne vogliono sapere, si piazzano lì e fanno bella mostra di sé.

Hai notato, mia scrittrice, questa mia particolarità inusuale? Questo mio carattere conturbante che potrebbe essere davvero succulento se lo sviluppassi in questo modo, magari dandomi più manovra, magari in un altro luogo, in un racconto a parte, trasposto nel tempo, nello spazio...

E la scrittrice sospira. 

E il nuovo personaggio si ribella.

Avete presente le immagini di cervelli sottoposti all'indagine diagnostica Pet, quella che mostra le aree cerebrali illuminate mentre il paziente rumina? Ecco, se il mio, di cervello, fosse posto in una di queste macchine, si vedrebbe nel lobo della fantasia questo nuovo giovane personaggio scoppiettare e zompettare e creare fuochi d'artificio talmente fulgidi da far pensare a un cortocircuito.

Hai ragione, piccolo personaggio di oggi. Nel futuro avrai una potenza narrativa che mi fa venir voglia di fantasticare, di appiopparti persino il ruolo principale e di farti succeder attorno tante meraviglie, meraviglie che però partono tutte da qui, da questo romanzetto di O. che non vuole arrivare a compimento.

Tuttavia, come ignorare la valanga di idee e suggerimenti che sommerge l'autrice? Il solo tentativo di abbozzare un presunto dialogo d'introduzione ha travolto ormai ogni sua capacità di mettere in fila le priorità.

E allora? Cosa facciamo?, ci chiediamo guardandoci in cagnesco io e il protagonista della storia che sarà.

Abbiamo già un cattivo, due personaggi principali e un capro espiatorio. Come fermarci a questo punto?
No, caro lettore, hai visto giusto: non si può.

E allora, vediamo, vediamo cosa ne uscirà fuori. Chissà, forse un bel racconto lungo, a metà tra lo storico e il sovrannaturale...



2 commenti:

  1. Certe volte bisogna ragionare sulla trama, sulla struttura anche da dare alla storia, sul ritmo della narrazione. Se davvero l'idea e il tema della storia ti prendono, alla fine devi scriverla.

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    1. Già, bisogna scriverla, sono d'accordo. :)

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