venerdì 25 agosto 2017

Pentole, lupi e unni

Pentola antica ripresa da Artugna

Scrivendo dei racconti su un santo del VI secolo (provate un po' a indovinare quale!), mi ritrovai a usare un proverbio che ha a che fare con pentole e coperchi, per poi interrogarmi quasi immediatamente sulla plausibilità di una tale licenza: li usavano i coperchi a quell'epoca? E il proverbio? Non potrebbe forse venire più dalla tradizione contadina tardo-medievale, che non da quella tardo-romana?

Anche un altro amico, leggendo il testo, mi pose le stesse domande. E allora mi misi a cercare, cercare, cercare: cercavo una minuta testimonianza dell'esistenza del proverbio su pentole e coperchi che potesse risalire almeno almeno al primo medioevo.

Ho scoperto in questo modo le pentole in ceramica, i calderoni unni, i tegami e le olle, ma poco o niente a riguardo di coperchi e pentole.
Cosa ancora più irritante è stata lo scoprire che il proverbio sembra non avere età, e risalire alla sua origine sembra impossibile. Bella scoperta, direte voi. Ma per una che si diletta in ricerche più che strambe, l'assunto non è mai dogma.

Alla fine, un po' perché mi dispiaceva togliere la battuta delle pentole e dei coperchi, un po' perché in effetti di tanto in tanto si trovano tegami in ferro con coperchi databili al tardo impero, ho lasciato il mio testo come era e mi sono messa l'anima in pace.

Tuttavia la mia ricerca sui detti d'altri tempi ha portato dei frutti, anche se inattesi e di altro genere. Infatti, mentre cercavo di pentole e coperchi, sono approdata a testimonianze di un altro proverbio, altrettanto antico:

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio
E non indovinerete mai dove l'ho scovato!
O forse sì, visto che ormai sapete da dove tutte le mie ispirazioni e ossessioni arrivano: esatto, proprio lui, Procopio di Cesarea, lo storico greco-romano delle guerre di Giustiniano imperatore.

Il contesto in cui il proverbio, più o meno nella sostanza che conosciamo oggi, è inserito è un po' lungo e complicato da spiegare. Basterà dire che dopo la morte di Attila, verso la fine del V secolo...

Ok, facciamola breve.

Gli unni si sono smembrati e solo due confederazioni di tribù stanziano ancora ai confini dell'impero, per lo più nella palude Meotide (da qualche parte intorno al Mar d'Azov). Di tanto in tanto questi unni arrivano a tormentare le terre romane, senza intenzione di conquistarle, ma solo di razziarle.
Al tempo di Giustiniano è la confederazione dei Cutriguri che, nonostante l'enorme quantità di denaro pagato annualmente per farli stare buoni, depredano la Tracia.
Giustiniano, cercando un alleato che li tenesse a bada, chiede alla confederazione degli Utriguri, gli altri unni, di venire a sbarazzarsi dei primi in nome della lunga amicizia che li legava a Costantinopoli.
Gli Utriguri arrivano, bastonano i Cutriguri, ma poi vedono allibiti che un gran numero di nemici sconfitti viene non solo accolto amichevolmente dall'imperatore, ma persino stanziato sul territorio romano, a godersi le belle terre e il buon governo imperiale. A questo punto il capo degli Utriguri manda un messaggio a Giustiniano nell'intento di farlo rinsavire. E il messaggio dice: 
Conosco un proverbio che fin dalla mia infanzia ho udito e, se non l'ho dimenticato, tale proverbio dice: bestia tra le più feroci, il lupo, dicono che possa cambiare in qualche modo il colore del suo pelo, ma che il suo carattere mai trasformi, poiché la natura non gli permette di cambiare. Tale proverbio io l'ho ascoltato dai nostri vecchi, che in tal modo si riferivano alle vie degli uomini tramite detti oscuri.
Buffo, non credete?
Per me lo è stato scoprire che un proverbio che a me suona tanto familiare possa aver avuto origine non da noi, sulle nostre montagne o selve europee, ma nelle lontane steppe asiatiche, dove gli uomini diffidano degli altri uomini almeno quanto del lupo.

Lo so, non sono tanto ingenua da credere che solo perché Procopio afferma che quelle siano le parole di un unno il proverbio derivi per forza da loro; eppure, ripensando a Il Totem del Lupo, il romanzo di Jiang Rong, mi viene da credere che il lupo del proverbio possa essere davvero il lupo di quelle steppe che gli unni conoscevano tanto bene. 

Ho già parlato da qualche parte de Il totem del lupo, vero?

Se non l'ho ancora fatto, intanto ve ne consiglio la lettura, e poi, magari con calma, ci ritorneremo sopra.

4 commenti:

  1. Chi era il tuo amico dei coperchi? :D
    Hai provato a cercare in inglese? Magari si trova qualcosa in più. Sarebbe utile vedere qualche raffigurazione del tempo, come dipinti e incisioni.

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    1. Il mio amico dei coperchi? Il lettore numero uno del blog, no? :D

      A parte gli scherzi, qualcosa in ferro ho trovato, ma pochi esemplari. Ceramiche, quelle le usavano parecchio.
      Ma una licenza me la prendo, magari avvertendo il lettore con una postilla. Sempre che quello scritto veda la luce... :)

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    2. Sarebbe utile poter contattare un archeologo, anche per altre informazioni.

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    3. Potrebbe essere un'idea...
      Tuttavia mi fido anche molto delle ricerche di accademici pubblicate on line. Incredibile quanto possano essere a portata di mano certe informazioni oggi, rispetto a quando, venti anni fa, ho iniziato a fare le prime ricerche sui goti.

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